Storia (estratto da "comunefinale.net")

A pochi chilometri dall'abitato di Finale Emilia, è stato realizzato un sistema di fitodepurazione che si estende su una superficie complessiva di oltre 35 ettari, trasformando l'intera area in una vera e propria "zona umida" d'interesse naturalistico.

Macroflora: 
La costante presenza d'acqua favorisce lo sviluppo di piante strettamente legate all'ambiente acquatico. Tra queste le più diffuse sono: la cannuccia di palude (Phragmites australis), la mazza sorda (Typha latifolia), la stiancia (Typha angustifolia), le carici (Carex sp.), il giunco fiorito (Butomus umbellatus) e il giunco da stuoie (Scirpus lacustris).La comunità vegetale è costituita anche da oltre duemila essenze, di tipo arbustivo ed arboreo, che danno origine a macchie boschive limitrofe agli specchi d'acqua. Le specie maggiormente presenti sono il biancospino (Crataegus monogyna), l’ontano (Alnus glutinosa), l’olmo campestre (Ulmus minor), oltre a diversi esemplari di aceri (Acer sp.), frassini (Fraxinus sp.), pioppi (Populus sp.), querce (Quercus sp.) e salici (Salix sp.).

Fauna:
L'esistenza di una comunità vegetale, sufficientemente diversificata, ha permesso la colonizzazione dell'intera area da parte di numerose specie animali.

Mammiferi, rettili e anfibi.
Nonostante nella zona siano alquanto diffusi, incontrare qualche esemplare di mammifero può risultare piuttosto difficoltoso; infatti, se non si assume un comportamento adeguato, il carattere diffidente e schivo, unitamente alle abitudini prevalentemente notturne di molte specie, non consentono facili avvistamenti. Per tale motivo sono stati posizionati due capanni ed una torre per l'osservazione naturalistica, forniti di poster informativi riguardanti la fauna locale. 
Tra le specie più abbondanti, la nutria (Myocastor coypus), grosso roditore di origine sudamericana ormai naturalizzatosi in seguito ad incaute liberazioni di esemplari allevati in passato per la pelliccia; la mancanza di predatori naturali ha infatti permesso lo sviluppo di una popolazione particolarmente numerosa che provoca danni a carico sia della comunità vegetale sia dell'avifauna acquatica. Abituali frequentatori della zona umida sono anche i topi selvatici, le arvicole (Arvicola sp.), le talpe (Talpa europaea), i ricci (Erinaceus europaeus), le donnole (Mustela nivalis) e le lepri (Lepus capensis). Le ripe assolate degli argini e le radure ricche di cespugli, rappresentano l'habitat ideale per i rettili; infatti, lucertole (Podarcis sp.) e ramarri (Lacerta viridis), sono facilmente individuabili nelle ore più calde della giornata. 
Abili nuotatrici sono le bisce d'acqua (Natrix sp.) che possono raggiungere dimensioni anche oltre il metro di lunghezza. 
Maggiormente vincolati all'ambiente acquatico sono gli anfibi; tra i rappresentanti più comuni si possono riconoscere il rospo (Bufo sp.), la rana (Rana sp.) e la raganella (Hyla arborea), appartenenti all'ordine degli anuri. 
Prestando particolare attenzione è inoltre possibile individuare tra la vegetazione il tritone (Triturus sp.), un tempo diffuso nei maceri e nei canali della pianura ed ora, a causa dell'alterazione del suo habitat acquatico, presente soltanto in poche aree. 

Uccelli
L'ambiente è stato colonizzato da numerosi tipi d'uccelli. Oltre alle specie più comuni di anatre come ad esempio: germano reale (Anas platyrhynchos), marzaiola (Anas querquedula), alzavola (Anas crecca) ecc., è possibile imbattersi anche in qualche esemplare di cigno reale (Cygnus olor) e di oca selvatica (Anser anser). 
Durante il periodo invernale, la comunità si diversifica ulteriormente per la comparsa di specie svernanti tra cui il cormorano (Phalacrocorax carbo), il moriglione (Aythya ferina) e il mestolone (Anas clypeata). 
Molto diffusi gli ardeidi, ancora oggi noti come trampolieri per le caratteristiche zampe allungate, rappresentati da diverse specie di aironi (Ardea cinerea, Ardea purpurea, Egretta alba, Egretta garzetta), dalla nitticora (Nycticorax nycticorax), e dai meno comuni tarabuso (Botaurus stellaris), tarabusino (Ixobrychus minutus) e sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides). 
Delle numerose altre specie presenti nell'area, degne di nota sono: gli svassi (Podiceps cristatus e nigricollis), il cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), i mignattini (Chlidonias niger e hybridus), il martin pescatore (Alcedo atthis) e i più rari chiurlo maggiore (Numenius arquata) e totano moro (Tringa erythropus). 
Tra i predatori ben adattati all'ambiente d'acqua dolce, non è infrequente l'avvistamento di qualche esemplare di falco, facilmente riconoscibile per le caratteristiche del volo (a spirito santo, ondulato ecc). Oltre agli splendidi falco pescatore (Pandion haliaetus) e falco di palude (Circus aeruginosus), è possibile osservare anche altri rapaci, sia diurni sia notturni, come il gufo comune (Asio otus), il gufo di palude (Asio flammeus), il barbagianni (Tyto alba) e la civetta (Athene noctua) la cui presenza è testimoniata anche dal rinvenimento di borre (residui alimentari indigeriti, ossa penne e piume, rigurgitati sotto forma di pallottole).

Pesci
Oltre all'introduzione mirata di carpe erbivore (Ctenopharyngodon idella), finalizzata al diserbo biologico dello stagno aerobico, gli invasi sono stati naturalmente colonizzati dalle specie tipiche d'acqua dolce; tra queste, grazie ad una maggiore capacità di adattamento, la carpa comune (Cyprinus carpio) risulta essere di gran lunga la più abbondante. I fondali argillo-limosi e le acque debolmente correnti, hanno inoltre favorito lo sviluppo di altre specie ittiche tra cui la tinca (Tinca tinca), il pesce gatto (Ictalurus melas) e la gambusia (Gambusia affinis) importante predatore di larve di zanzara.